Sicilia, magica terra dei gentili

gubbioetnaCronaca del viaggio in Sicilia tenutosi dal 26 al 29 luglio 2020
Di Luigi Benedetti

Sicilia, terra di passaggio tra uomini e Dei. Fulcro e ombelico di culture millenarie in cui arti e scienza raggiunsero vette illuminate.

Una terra, quella siciliana, antica e nobile che racchiude in sé moltissime delle più grandi filosofie e storie mai esistite sul pianeta Terra.

Una terra benedetta da Dio su cui è stato riposto il seme della nuova genetica che rappresenterà il settimo chakra della nuova società.

Una terra che ha dato i natali ai figli dello Spirito Paraclito per dare insegnamento e offrire salvezza ad un’umanità ormai alle corde, imprigionata nei valori materiali e precipitata nella decadenza spirituale.

Una terra che da sempre è stata campo di battaglia tra le forze del bene e quelle del male e in cui si deciderà il destino dell’umanità.

Una terra, la Sicilia, bagnata dalla lava del vulcano Etna, il nuovo Sinai dove anche oggi, come Mosè migliaia di anni fa parlava con i maestri cosmici, una “voce che grida nel deserto” rinnova il patto con Dio e indica la via della Giustizia.

Una terra dove Dio tende il suo dito indice verso l’umanità per la creazione di un nuovo Adamo che non vedrà più la morte.

Quando si parte per una missione, di qualunque tipo essa sia, tutto della quotidianità passa in secondo piano. È come immergersi in un’altra dimensione, in una realtà differente che prescinde da tutto il resto. C’è un obiettivo da centrare e una strategia per raggiungerlo. Un blitz da fare e un traguardo da portare a termine. Punto. Tutto il resto è al contorno. Personalmente ogni volta è un mare di adrenalina, un fuoco al plesso. Mi galvanizza tutto ciò e mi sento come se stessi facendo quello per cui sono nato, quello per cui è giusto vivere.

Giorgio ci ha invitato ad essere presenti nella Galilea dei Gentili per partecipare ad un importante convegno antimafia e per riunirci poi, insieme ad altri fratelli spirituali, presso il rifugio La Nuova Quercia, costruito sul Monte Sona alle pendici del vulcano Etna, dove il grande Eugenio Siragusa era solito ristorarsi in quanto è proprio nei pressi del Monte Sona che nel 1962 ebbe il primo incontro fisico con i maestri cosmici. Insomma, un luogo magico a dir poco.

Dell’Arca Poimandres di Gubbio siamo in sei a partire, aiutati anche economicamente da altri fratelli per intraprendere le spese del viaggio.

Arriviamo il 26 sera e decidiamo di pernottare (ovviamente non a caso) presso Nicolosi, piccola cittadina in cui visse Eugenio Siragusa. Siamo tutti molto emozionati di passare tre notti in questo posto per noi significativo e appena arrivati non perdiamo tempo a domandare ai proprietari del Bed & Breakfast se mai conoscessero la figura di Eugenio Siragusa. Loro, con gentilezza e un po’ di sorpresa, dichiarano di conoscerlo bene in quanto in passato avevano una gastronomia dove proprio Eugenio era solito rifornirsi. Ci confidano che era una persona molto socievole e molto rispettata e di come a Nicolosi, nel bene o nel male, egli sia conosciuto da tutti.

Il 27 mattina, dopo aver fatto colazione, ci rilassiamo sotto l’ombra del grazioso porticato posto all’interno del B&B e cominciamo a parlare di argomenti riguardanti l’Opera e la nostra associazione Dal Cielo alla Terra Gubbio.

Man mano che si parlava, scambiandoci impressioni e fornendoci consigli su come affrontare al meglio l’operatività, su come riuscire a superare noi stessi, su come fare dell’opera la nostra vita, ci rendiamo conto che attorno si è formata una particolare energia che unisce tutti quanti noi, dandoci ispirazione e lucidità nei discorsi. Si è affrontato il tema di come utilizzare la creatività all’interno delle arche e di quanto l’unione e la fratellanza siano elementi fondamentali per rendere salda e invulnerabile l’arca. Se i fratelli del cielo ci ribadiscono ogni volta di stare uniti un motivo ci sarà. Si stava manifestando una sensazione bellissima, i nostri campi energetici vibravano alla stessa frequenza e si erano uniti in un unico campo implementato che ci dava amore, pace e tranquillità. UREDDA come dicevano i W56 nel Caso Amicizia. Ricaricati appieno da questa straordinaria fonte di energia, decidiamo verso mezzogiorno di procedere in direzione del Monte Sona, con l’intento di visitare il luogo del famoso incontro di Eugenio Siragusa con Ashtar Sheran e Itachar. Con il nostro pulmino saliamo i lunghi tornanti alle falde dell’Etna. Strada facendo ci accorgiamo che il vulcano è attivo e sbuffa fumo grigiastro dal suo cratere. Lo prendiamo come un piccolo segno da parte degli Zigos. L’energia sprigionata da quella terra viva si sente chiaramente tutta intorno a noi. Il paesaggio ricoperto da roccia lavica color nero rende davvero l’idea di trovarsi su un altro pianeta che ha ben poco in comune con la Terra.

montesonaGiunti sul luogo, parcheggiamo il furgone in una piazzola, scendiamo e in rispettoso silenzio, guidati da Marco Marsili, avanziamo a piedi verso la famosa quercia dove avvenne l’incredibile incontro.

La sera del 30 aprile 1962 Eugenio Siragusa si trovava proprio qui, in questo sentiero del Monte Sona, un cratere spento alle falde dell’Etna. Mentre avanzava tremolante e sudato per l’emozione, all’improvviso comparvero davanti a lui due esseri. Si presentarono a lui come Ashtar Sheran e Ithacar. Erano vestiti con indumenti simili a tute di volo ed una soave luminescenza li avvolgeva. “Figliolo, ti abbiamo aspettato”. Queste furono le prime parole rivolte ad Eugenio. Dopodiché affermarono di provenire da altri pianeti e di essere qui per una missione da compiere.

Gli dettarono un messaggio da inviare ai Capi di Stato e agli uomini più importanti della terra. Il messaggio conteneva un appello alla immediata cessazione degli esperimenti nucleari e a realizzare una unione fraterna fra tutti i popoli della terra. Se l’uomo avesse fatto questo, gli extraterrestri sarebbero stati disposti a manifestarsi pubblicamente al mondo e a concedere un aiuto scientifico e tecnologico in grado di proiettare l’umanità verso un futuro di inimmaginabile progresso spirituale e materiale. Era la prima volta che Eugenio Siragusa incontrava fisicamente esseri provenienti dallo spazio.

Di seguito il famoso messaggio che Eugenio ricevette:

Messaggio ai potenti della Terra

“Scienziati, uomini di governo! Nostro malgrado dobbiamo ancora, necessariamente, avvertirvi che qualora continuerete ad attuare i pazzeschi disegni che vi siete prefissi con gli esperimenti nucleari nulla si potrà fare per evitare che questo vostro mondo subisca un pesante colpo di natura disastrosa e mortale. Se volete che questo vostro pianeta non abbia a diventare il dolente bagno penale del tempo remoto dovete, nel modo più deciso, smettere per sempre questi vostri ingiustificabili, folli e letali esperimenti nucleari. Se noi ci siamo preposti di vegliare sul vostro destino è perché abbiamo nutrito, e nutriamo, grande fiducia sul vostro avvenire. Invece, così facendo ed operando, ponete gravi impedimenti alle nostre intenzioni costruttive. Siate certi che, se troverete la forza ed il coraggio di costituire una salda unione tra tutti i popoli della Terra e di realizzare la completa distruzione di tutte le armi distruttive che ancora oggi, più che mai, vi rendono orgogliosamente cattivi e morbosamente aggressivi, ci sentiremo autorizzati, per l’amore che ci lega a voi sin dalle origini di questo sistema solare, ad avvicinarci senza alcuna riserva per concedervi quelle conoscenze e quella migliore scienza che provocherebbero per tutta l’umanità una vita serena, ricca di felicità, di vera libertà e di infinita prosperità. Così facendo ed operando provocate in noi, oltre ad enormi difficoltà, grande delusione ed amarezza. Potreste essere veramente liberi e, come noi, padroni dell’universo e della sua eterna bellezza. Potreste essere liberi di giubilare, amando senza soffrire e vivendo senza penare. Potreste infine, rivolgere i vostri occhi pieni di speranza e di amore, di beata serenità e di dolcezza spirituale, all’immagine vivente di Colui che è sempre il Creatore eterno del Tutto. Perché rinunciare a tanta pace e a tanta felicità? Perché volete ad ogni costo autodistruggervi così terribilmente, negando in un baleno la vostra storica fatica evolutiva? Questo messaggio che abbiamo dettato con grande amore, ma con altrettanta preoccupazione, è uno degli inviti più sentiti data la gravità degli atti che vi proponete di attuare. Noi abbiamo fatto molto, e continueremo a fare il possibile, per arginare il peggio. Qualora voi, governanti e uomini di scienza, sceglierete il peggio a noi rimarrebbe il solo compito di portare all’esterno dell’irrimediabile disastro solo coloro che ci hanno conosciuto e compreso e che hanno amato il prossimo come noi l’amiamo. Quindi siate accorti e responsabili se volete sopravvivere! Fate che non divenga inutile il condono celeste donatovi da Gesù-Cristo per grazia del Padre Creatore.

In fede

Eugenio Siragusa

Monte Sona Manfré, ETNA
30 aprile 1962 ore 22,15

Rimembrare questo messaggio è sempre un’emozione grandissima. Tutti noi ci raccogliamo in silenzio e meditazione sotto il sacro albero per poi scambiarci qualche breve impressione. Alcuni di noi si commuovono del fatto che proprio qui è successa la Verità, proprio in questo punto sono scesi gli Dei in persona sulla Terra. Sono attimi di commozione generale che trasmettono allo spirito l’essenza di quanto è realmente accaduto. E noi abbiamo l’onore e la responsabilità di portarne testimonianza.

Sempre in religioso silenzio procediamo salendo il sentiero arrivando fino in cima al cratere del Monte Sona, all’interno del quale è atterrato il disco volante con cui sono venuti sulla Terra i due esseri, ma anche portale dimensionale attraverso il quale le navi di luce entrano nelle basi sotterranee. Decidiamo di scendere proprio all’interno del cratere. Una ripida discesa ci attende ma il nostro desiderio di arrivare in fondo è troppo grande, quindi scendiamo. Finalmente, non senza qualche difficoltà, arriviamo nel centro del cratere. Il luogo è meraviglioso. Regna una quiete paradisiaca. Un roseto al centro spicca imponente e farfalle bianche svolazzano leggiadre posandosi qua e là come a darci il benvenuto. Percepiamo tutti un’energia fortissima. Ci mettiamo seduti in cerchio ed iniziamo a concentrarci e a connetterci con il luogo circostante, con la natura presente, ponendo la nostra attenzione sul sole che brilla in alto sopra le nostre teste. Ad un certo punto, proprio nel mentre che fissiamo il sole, vediamo passare nel cielo due aquile bellissime. Pochi minuti dopo, come a conferma del fatto che il caso non esiste, un’altra aquila si abbassa maestosa sopra il cratere. Un segno bellissimo che riconduciamo ad Eugenio Siragusa, a Giorgio, alla famiglia spirituale di Giovanni, all’aquila dell’apocalisse Giovannea che è l’unica in grado di porre lo sguardo verso il sole della Verità.

Tutti quanti rincuorati e rinforzati nello spirito riprendiamo la salita per uscire dal cratere e ci dirigiamo, dopo aver salutato nuovamente la quercia, verso il bed & breakfast a Nicolosi.

Nella tarda mattinata del giorno 28 di luglio ci avviamo nuovamente verso Monte Sona per passare un’intera giornata al rifugio La Nuova Quercia con tutti i fratelli accorsi dalle varie arche. Giorgio ci ha promesso di stare insieme a noi fino a tarda sera, e che sempre insieme saremmo poi andati tutti nel punto in cui Eugenio incontrò i signori delle stelle per fare sky watching di gruppo.

Durante l’ascesa verso il monte notiamo che anche oggi il cratere dell’Etna emette un denso pennacchio di fumo bianco grigiastro e questo fatto ci fa pensare come la presenza degli Zigos, soprattutto quello del fuoco, si senta molto chiaramente nella zona del vulcano. È come se la terra tutt’intorno a noi fosse realmente viva, come se respirasse e si muovesse molto lentamente, come se lo psichismo elementale appartenente al regno minerale qui possedesse già un certo dinamismo, peculiare alle dimensioni superiori. A conferma di ciò, Marco mi ricorda che Giorgio in passato affermò come appunto il minerale più evoluto fosse proprio la pietra lavica.

Una volta arrivati al rifugio notiamo come un gruppo di fratelli aveva già circondato Pier Giorgio Caria, il quale presumiamo abbia cominciato uno dei suoi bellissimi discorsi iniziatici. Infatti è proprio così. Chi conosce bene Pier sa che in occasioni come queste egli è solito tenere delle vere e proprie lezioni di scienza cosmica spirituale e che di conseguenza i numerosi interessati gli si pongono attorno fino a formare dei capannelli di persone. Mi viene in mente quando Gesù si metteva a raccontare parabole in pubblico o ad insegnare e come in poco tempo veniva circondato dalla folla che trovava in lui speranza e coraggio. Ecco, con le dovute proporzioni, con Pier accade in maniera molto simile. Così anche noi ci sediamo attorno a lui e ci mettiamo in ascolto.

Gli argomenti toccati da Pier Giorgio in quella tarda mattinata sono diversi, di notevole profondità spirituale e altrettanta concretezza e praticità. Pier ribadisce più e più volte di come sia arrivato il tempo che il discepolo segua il maestro con tutto se stesso. Non c’è più tempo per l’iniziato di prendere per mano il discepolo e accompagnarlo verso la via della salvezza, bensì è il discepolo che con le proprie forze, la propria disponibilità, il proprio coraggio e il proprio sacrificio quotidiano deve cercare in ogni modo di tenere il passo del maestro, perché questi deve compiere la sua missione fino in fondo. Se il discepolo non terrà il passo del maestro, questi lo sostituirà con un altro. Oggi è questa la volontà del Cielo. Quindi Pier Giorgio ci esorta ad impegnarci sempre di più all’interno dell’Opera e di tirare fuori la nostra personalità e la nostra creatività. Inoltre ci riprende su come sia fondamentale fare in modo che le nostre scelte quotidiane combacino sempre più con il volere del Cielo e di come sia necessario cercare in primis il Regno di Dio e la sua Giustizia perché tutto il resto ci sarà dato in aggiunta. Guai a chi si illude di soddisfare o porre rimedio prima alle necessità materiali, e solo dopo pensare all’Opera. Questo è l’inganno in assoluto.

Soltanto programmando e organizzando la nostra vita all’interno dell’Opera e utilizzando il sacro discernimento saremo in grado di tenere saldamente il passo del maestro ed evitare di cadere nelle varie prove e tentazioni che il Padre ci manderà.

Altro importantissimo concetto che Pier ci ha voluto spiegare riguarda il fatto di come intendere le arche. Molto spesso, infatti, si cade nell’errore di identificare un’arca esclusivamente come un posto fisico, come una casa o un luogo in particolare. Pier ci esorta a guardare oltre la dimensione materiale e a volgere sempre l’attenzione verso l’essenza spirituale, che di ogni cosa è la causa. Quindi, con esempi mirati, afferma che le arche non sono da considerare come luoghi fisici, bensì la loro essenza è rappresentata dall’insieme dei fratelli che si riuniscono in nome di Cristo. Come non esisterebbe il Nuovo Regno senza l’Homo Novus, non esistono le arche se non ci sono dentro gli individui che le animano. Non sono quattro mura e un tetto che fanno un’arca, ma sono i fratelli riuniti per il Bene che formano un’arca. Quindi, in questo momento l’arca è alle pendici dell’Etna, altre volte è a Sant’Elpidio, altre ancora a Pordenone. “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!”

Nel primo pomeriggio, insieme a Giorgio, ci raduniamo all’interno della struttura per pranzare in comunione con tutti i fratelli. Dopodiché Giorgio tiene una bellissima riunione spirituale esclusivamente per i presenti in quel giorno. Conclusa la riunione, dopo aver cenato, intorno alle ore 23 si parte con Giorgio e tutto l’intero gruppo per andare presso la famosa quercia e fare sky watching. Tutti quanti noi siamo elettrizzati per questa cosa. Non capita certo spesso di trovarsi alle pendici dell’Etna, nel luogo preciso in cui sono scesi esseri del calibro di Ashtar Sheran e Ithacar per incontrare Eugenio Siragusa, e avere l’occasione di scrutare il cielo insieme ad un Segnato da Dio.

Arrivati nel punto preciso, Giorgio dice a tutti di posizionarsi intorno a lui e di fare pensieri positivi e spirituali.

Giorgio ci ripete che bisogna essere calmi e felici per far sì che qualche astronave si avvicini. Con una torcia comincia a fare segnali nel cielo accendendo e spegnendo ripetutamente la luce. Allo stesso modo fa in direzione del cratere del Monte Sona. Nel frattempo Giorgio ci racconta di come è avvenuto l’incontro di Eugenio con gli esseri del cielo e di come lui da giovane, insieme ad altri fratelli, sia venuto in questo preciso punto e spesso abbia visto astronavi di luce e anche esseri in carne ed ossa come i cosiddetti Grigi. L’emozione sale sempre più nel sentire i suoi racconti. Io cerco di stare dietro a Marco il quale prova a stare il più possibile vicino a Giorgio. “Quando il vento scompare del tutto e si sentono cantare gli uccellini significa che Loro sono qui in mezzo a noi o che faranno qualche segno” – ripete Giorgio.

Ad un certo punto chiede di essere aiutato a sdraiarsi in terra su di un telo, continuando sempre a fare segnali di luce nel cielo con la torcia. Il tempo passa senza che nulla di particolare accada, a parte qualche bellissima stella cadente. È passata circa un’ora ormai da quando ci siamo posizionati sul posto. Giorgio ribadisce che è necessario avere molta pazienza perché i fratelli del cielo vogliono testare proprio la nostra disponibilità, per questo motivo non si fanno ancora vedere.

Ma ecco, cominciano a intravedersi bagliori nel cielo. Si vede un primo flash e poi un altro ripetuto dopo qualche secondo. Tutti noi accogliamo l’avvistamento con voci di stupore, ma Giorgio subito ci esorta a restare calmi e felici perché altrimenti Loro non possono avvicinarsi. Attendiamo qualche minuto e notiamo ancora nel cielo apparire un’altra luce che si muoveva con traiettorie strane. D’un tratto comincia ad incrementare la sua luminosità per poi diminuirla e fare dei flash ripetutamente quasi come risposta ai nostri saluti. È stata un’esperienza bellissima assistere a tutto ciò in condivisione con Giorgio e tutti gli altri fratelli presenti, davvero una consolazione dal cielo.

È passata ormai da molto la mezzanotte e Giorgio, stanco dall’intensa giornata, ci dà la buonanotte.

Molti dei fratelli se ne vanno insieme a lui, mentre noi insieme a Pier Giorgio ed altre poche persone decidiamo di rimanere ancora un po’ e di salire di notte in cima al cratere. Così ci avviamo e facciamo tutto il sentiero che aveva fatto Eugenio nel fatidico giorno. Durante il cammino, nel frattempo che ci scambiavamo impressioni sulla giornata appena trascorsa, io ed altri percepiamo una atmosfera particolare, un’energia diversa nell’aria. Ci guardiamo intorno con attenzione e davvero ci rendiamo conto che il vento, che fino a d’ora era stato sempre presente, era improvvisamente cessato. Subito ci ritornano in mente le parole di Giorgio poco fa e, anche se non abbiamo poi visto altre astronavi, sicuramente in quel momento non eravamo soli.

Il mattino seguente decidiamo di alzarci presto perché, avendo il volo di ritorno nel primo pomeriggio, abbiamo pochissimo tempo per fare le ultime cose decise in programma: innanzitutto recarci presso l’abitazione di Nicolosi dove visse Eugenio Siragusa per porgere i saluti a sua moglie che ancora è in vita, ed inoltre far visita al cimitero di Nicolosi per rendere omaggio ad Eugenio con una bella rosa.

marcotombaeugenioQuindi, dato che Marco si era procurato l’indirizzo, ci dirigiamo verso l’abitazione di Eugenio. Arrivati davanti il cancello della sua dimora siamo presi da forte emozione. Facendosi coraggio Marco suona il campanello. Risponde una voce femminile, al che Marco si presenta: “Buongiorno, siamo un gruppo di ragazzi che viene dall’ Umbria innamorati della figura di Eugenio. Vorremmo avere il piacere e l’onore di salutare sua moglie”.

La signora al citofono ci risponde che purtroppo questo non è possibile in quanto la decisione della famiglia da anni ormai è quella di aver abbandonato la vita pubblica e di non avere più contatti con nessuno. Ci dice inoltre che lei è la nuora di Eugenio e non la moglie. Marco allora risponde a nome di tutti pregandola di porgere i nostri più cari saluti a tutta la famiglia di Eugenio.

Infine ci dirigiamo al cimitero di Nicolosi. All’ingresso compriamo una rosa rossa da offrire sulla tomba. Non sappiamo precisamente dove sia la tomba di Eugenio ma Marco si lascia guidare dal suo intuito e in pochi minuti riusciamo a trovarla. Si tratta di un semplicissimo e comunissimo loculo, come tanti altri. Al posto della foto vi è una targhetta di metallo a forma di sole. Dinanzi vi sono dei fiori ormai appassiti dal tempo, seccati dal sole e in basso a sinistra è posta la seguente frase: “Lo Spirito Santo è uno e parla in ognuno nel quale è il Padre”. Ognuno di noi porge un saluto e una preghiera al caro Eugenio e infine Marco pone con amore la rosa rossa dinanzi la tomba.

È stato veramente toccante vedere come il corpo del grande Eugenio Siragusa, il più importante contattista di tutti i tempi portatore dello Spirito di Verità, sia deposto in una misera tomba dimenticata da tutti nel paesino di Nicolosi. Ma è anche vero che è stato detto “Nessuno è profeta nella propria patria”. Eugenio infatti non si trova in quel misero cimitero, ma vive nel suo roseto promessogli dal Padre ed è tutt’oggi presente ed operante all’interno dell’Opera di Cristo.

Ora non ci resta che fare l’ultima cosa che abbiamo in programma prima di salire in aereo, cioè passare in Piazza dei Martiri a Catania per vedere il luogo dove Eugenio Siragusa, il 25 marzo del 1952, il giorno del suo trentatreesimo compleanno, ebbe il primo contatto con un globo luminescente che lo ridimensionò completamente. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa e dopo dieci anni di iniziazione incontrò fisicamente gli extraterrestri sul monte Sona.

Arriviamo in piazza dei Martiri verso mezzogiorno di un giorno caldissimo. Siamo i soli a camminare lungo il marciapiedi per raggiungere il punto in cui Eugenio fu compenetrato dallo spirito solare. Ci raggruppiamo per immortalare il momento con una foto e a pochi metri da lì scorgiamo un piccolo gazebo con in alto la scritta “Gesù Vive”. Ci avviciniamo e con tono deciso ci rivolgiamo al signore all’interno del gazebo: “Gesù vive e Gesù tornerà presto!”. E lui a noi, sorridendo compiaciuto: “Sì, perché è l’unica speranza che ci è rimasta”.

Con questo bellissimo segno si conclude il nostro viaggio in Sicilia nella terra dell’Etna.

Spero di essere riuscito a dare giusta testimonianza a questi tre lunghissimi e meravigliosi giorni.

Ogni volta che si torna da viaggi del genere, dalle cosiddette “missioni” dell’Opera cui Giorgio spesso ci invita a partecipare, si fa fatica a ricordare tutto e prendere coscienza dei fatti accaduti. Questo perché, in giorni intensi trascorsi insieme come questi, o in altre simili occasioni passate, non si ha modo di assimilare bene eventi e fatti così numerosi e densi di significato, per cui è normale che occorra un po’ di tempo e un po’ di lucidità mentale per digerirli ed esaminarli a fondo. Fatto sta, e ciò è fondamentale, che ogni volta che si torna da una missione o da situazioni del genere si torna accresciuti in conoscenza ed esperienza. Questo è ciò a cui noi dobbiamo puntare: garantire la nostra evoluzione spirituale proprio attraverso l’azione e l’esperienza diretta della realtà che ci circonda. Quindi è necessario partecipare a questi viaggi perché ti danno l’opportunità di incontrare persone o vivere esperienze che non avresti mai immaginato prima e che magari non avrai mai più occasione di fare. Per portare avanti un vero percorso di conoscenza occorre studiare e poi fare esperienza, al fine di verificare realmente se lo studio fatto era veritiero oppure no. Solo in questo modo della conoscenza è possibile farne un dono e quindi alchimizzarla in sapienza. La sapienza, insieme all’esperienza e all’azione concreta, permette di acquisire la saggezza. E quando uno diventa saggio è padrone della Legge e acquisisce poteri che non lo faranno più cadere.

CON AMORE,
LUIGI
ARCA POIMANDRES GUBBIO
8 AGOSTO 2020

luigibenedetti

Allegati:

– 11-05-20 Intervista a Luigi Benedetti

https://www.thebongiovannifamily.it/cronache/cronache-dalle-arche/cronache-dalle-arche-2020/8490-intervista-a-luigi-benedetti.html

– 4-04-20 I giorni che verranno

https://www.thebongiovannifamily.it/messaggi-celesti/2020/8424-i-giorni-che-verranno.html

– 5-02-20 La millenaria scuola di Poseidonia

https://www.thebongiovannifamily.it/cronache/cronache-dalle-arche/cronache-dalle-arche-2020/8354-la-millenaria-scuola-di-poseidonia.html

– 18-02-19 Lo zed e la piramide dell’amore

https://www.thebongiovannifamily.it/cronache/cronache-dalle-arche/cronache-dalle-arche-2019/8008-lo-zed-e-la-piramide-dell-amore.html

– 13-11-18 L’amore sulle Ande argentine

https://www.thebongiovannifamily.it/messaggi-celesti/2018/7804-l-amore-sulle-ande-argentine.html

Link all’originale: https://www.thebongiovannifamily.it/cronache/cronache-dalle-arche/cronache-dalle-arche-2020/8599-sicilia-magica-terra-dei-gentili-2.html

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